7. Le indagini di Giovanni Selis
7. Le indagini di Giovanni Selis
La crisi del “fil di ferro”
Le numerose indagini condotte da Giovanni Selis in Valle d’Aosta hanno dato notevoli risultati e anche causato una celebre crisi politica. Negli anni ‘70 il casinò di Saint-Vincent è tra i più ricchi d’Europa e fa gola a molti. Due consiglieri regionali della Democrazia Cristiana si recano dal patron del Casinò, il Conte Cotta, per chiedergli una cifra esosa per stipulare un accordo tra Regione e Casinò. L’allora Presidente della Regione, Severino Caveri, viene avvisato della richiesta dal Conte Cotta e telefona a Giovanni Selis, che decide di indagare sui legami tra casa da gioco e politica e apre un’inchiesta: è il 1966. Subito il Presidente Caveri sigilla la sala del Consiglio Valle con un filo di ferro per impedire ai consiglieri di entrare e sfiduciarlo. È la crisi del “fil di ferro”, che si conclude grazie all’intervento del Presidente del Consiglio italiano Aldo Moro che convoca il Consiglio regionale e consente l’elezione di un nuovo Presidente della Giunta.
Edilizia nel mirino
È grazie a Selis che si arriva all’arresto di Bruno Milanesio, leader valdostano del PSI e Assessore al turismo ed urbanistica della regione. È la mattina del 17 giugno 1977 quando il pretore firma un ordine di fermo per Milanesio: abuso innominato in atti di ufficio, corruzione e concussione. Secondo l’accusa, l’assessore era coinvolto nell’operazione immobiliare legata alla costruzione del residence Ciel Bleu a Pila, sia nella fase di acquisizione dei terreni, sia in quella di realizzazione del complesso. La condanna di Bruno Milanesio a 3 anni e 3 mesi di carcere in primo grado, e a 2 anni e 7 mesi in secondo grado, viene confermata dalla Corte di Cassazione.
Il caso Milanesio ha visto protagonista anche il giudice Bruno Caccia, molto legato a Selis, e all’epoca sostituto procuratore generale al tribunale di Aosta. Caccia verrà assassinato nel giugno del 1983. Un collaboratore di giustizia confesserà le responsabilità della ‘ndrangheta nell’omicidio, per le inchieste di Caccia contro la mafia sia in Valle d’Aosta che in Piemonte.
Pila, Valle d’Aosta, Italia
Casinò di Saint-Vincent
Gioco in un casinò. Fonte: Wikimedia Commons
Scoppia il caso Casinò
Dopo aver ricevuto varie denunce relative a fidi concessi a tassi usurai, tra gli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80, il procuratore Giovanni Selis apre un procedimento sul Casinò di Saint-Vincent. Selis scopre che la casa da gioco consente a persone esterne, controllate e manovrate dai responsabili del Casinò, di prestare soldi ai giocatori. Spesso si tratta di persone sedute agli stessi tavoli da gioco, pronte a individuare chi perde denaro per approfittarne.
Un filone di questa inchiesta ha riguardato anche l’evasione fiscale della società che gestiva gli impianti tecnici, la SITAV, per mancata denuncia delle mance. Benché le norme consentissero alla società di incassare il 50% delle mance elargite al tavolo, una gran parte degli introiti veniva invece consegnata in contanti, sfuggendo al controllo fiscale. In aggiunta, anche le “cagnotte” (percentuale del 5% vinto da ciascun banco e destinata alla casa da gioco) spesso venivano sottratte al Casinò, soprattutto nei tavoli a maggior circolazione di denaro.
Selis indaga su alcuni dirigenti della casa da gioco, che incoraggiano le attività illecite, e sospetta che anche alcuni controllori regionali siano accondiscendenti.
Il blitz di San Martino
Il Casinò di Saint-Vincent è protagonista anche di un’indagine sul riciclaggio di denaro sporco. Una prima perquisizione era già avvenuta nel maggio del 1983, ma la più significativa è quella della “Notte di San Martino”, tra il 10 e l’11 novembre. Si tratta di un’azione ad ampio raggio coordinata dalle Magistrature di Torino e Milano, che quella stessa notte ordinano controlli anche nei casinò di Campione d’Italia e di Sanremo.
Verso mezzanotte, un imponente numero di uomini della Guardia di Finanza circonda il casinò valdostano e irrompe al suo interno. Numerosi documenti vengono sequestrati, decine di persone (tra cui due dirigenti del casinò) vengono fermate e condotte alla Guardia di Finanza di Torino. Viene spiccato un mandato di cattura nei confronti del direttore Paolo Giovannini.
Un secondo grande blitz ha luogo nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 1983 in varie località della Valle d’Aosta, con l’obiettivo di fermare i 23 controllori regionali del Casinò di Saint-Vincent, accusati di percepire ingenti somme “fuori busta”. Le indagini mettono in luce varie irregolarità, tanto che l’allora presidente della regione Mario Andrione, essendo stato informato di un mandato di cattura nei suoi confronti, si rende latitante rifugiandosi a Nizza. Tre giorni dopo, Andrione comunica le sue dimissioni. Il 4 gennaio 1984 si riunisce il Consiglio regionale che affida la carica di presidente della Giunta ad Augusto Rollandin, del partito Union Valdotaîne, con la volontà di proseguire per una fase provvisoria di sei mesi,
A cavallo tra il 1987 e il 1988, Mario Andrione ricompare sulla scena politica: si costituisce e viene autorizzato a partecipare alle sedute del Consiglio Regionale a fianco di Rollandin e dell’Union Valdotaîne. Nel gennaio del 1989 arriva la sentenza di condanna in primo grado per molti degli imputati e nel 1992 la Corte d’Appello rivede alcune posizioni, ma non quella di Mario Andrione che viene sospeso dalla carica di consigliere regionale.
Prima pagina del Corriere della Valle (23.06.1977) con notizie varie (soprattutto sull’affaire Milanesio).
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Prima pagina del Corriere della Valle (15.09.1977) con notizie varie (soprattutto sull’affaire Milanesio).
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