3. Italia di piombo e di tritolo
3. Italia di piombo e di tritolo
Anni di grandi contrasti
Dopo gli anni del miracolo economico, l’Italia vive vicende molto tormentate e ancora, in gran parte, coperte dal silenzio. Siamo in piena guerra fredda e l’Italia è un fronte caldissimo per i contrapposti interessi di USA e Unione Sovietica, anticomunismo e anticapitalismo. Nuove condizioni sociali innescano nuove rivendicazioni, provocando nel paese uno scontro sociale fortissimo, che vede movimento studentesco e classe operaia lottare uniti per la conquista di nuovi diritti, come lo Statuto dei Lavoratori, il Servizio Sanitario Nazionale, il divorzio.
I decenni ’70 e ’80 sono esaltanti per la rivoluzione dei costumi e la diffusione del benessere, ma sono anche segnati da violenze diffuse a cui la politica non risulta estranea. Terrorismo rosso, stragi neofasciste, tentati colpi di stato e omicidi di mafia percorrono il paese. La bomba del 12 dicembre 1969 in Piazza Fontana, a Milano, segna l’inizio della “strategia della tensione” intesa a imporre svolte autoritarie seminando insicurezza e paura. Subito definita “Strage di Stato”, è accertata la sua matrice neofascista, che si servì di settori dello stato collusi e di servizi segreti deviati. Ma se la corruzione accompagna l’aumento di ricchezza del paese, nel ’92 inizia la stagione di “Mani pulite” che vede la magistratura in prima linea contro il malaffare. A complicare il quadro, si inseriscono crisi economiche e petrolifere e nel 1989 il crollo del Muro di Berlino che cambia gli equilibri internazionali. Fa da sfondo un lungo elenco di violenze, come la bomba di piazza della Loggia a Brescia, l’omicidio di Aldo Moro, i sequestri di persona, il missile di Ustica, la strage alla stazione di Bologna, la loggia massonica P2. In gran parte si tratta di vicende a tutt’oggi non chiarite, coperte dal silenzio di documenti tuttora secretati.
Il segretario DC Amintore Fanfani vota al referendum sul divorzio (12 giugno 1974). Fonte: Wikimedia Commons
Caduta del muro di Berlino (1989): gente alla porta di Brandeburgo.
Fonte: Wikimedia Commons.
I giudici Falcone, Borsellino e Caponnetto. Fonte: Wikimedia Commons
Murales con i giudici Falcone e Borsellino a Palermo.
Fonte: Google immagini
Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera a “Contromafie e corruzione: gli Stati generali dell’antimafia, 2009” . Fonte: Wikimedia Commons
Il grande momento delle mafie
Oltre all’Italia delle contrapposizioni ideologiche e politiche, c’è l’Italia delle mafie: Cosa Nostra in Sicilia, ‘ndrangheta in Calabria, Camorra in Campania, Sacra Corona Unita in Puglia. Fenomeno da sempre sottovalutato perché ritenuto solo locale e popolare, nel dopoguerra Cosa Nostra approfitta della nuova ricchezza del paese e degli sbocchi aperti dal mercato americano per espandere il giro d’affari. Entra negli appalti pubblici, nel riciclaggio di denaro, nel traffico di armi e di droga: dalla Sicilia partono i carichi di cocaina e eroina che approdano a New York. «Segui il denaro e troverai Cosa Nostra» ripeteva Giovanni Falcone. La mafia penetra nella vita economica e politica, ricatta, corrompe e uccide e si combatte anche al suo interno, in cruente guerre tra clan rivali. Ci rimettono la vita uomini di legge e delle forze dell’ordine, cittadini, giornalisti, imprenditori e politici, come Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Carlo Alberto dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà, che non si piegano alle intimidazioni. E’ in questo quadro che si collocano i due attentati contro Giovanni Selis nel 1982 ad Aosta.
Uno spartiacque nella coscienza collettiva si ha nel 1986 con il Maxiprocesso alla mafia che si apre a Palermo e si conclude con pesanti condanne ai boss. Ma nel 1992 due bombe mettono a tacere per sempre i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel 1995 nasce Libera, associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti e da alcuni familiari di vittime innocenti delle mafie, tra cui Saveria Antiochia e Rita Borsellino. Negli anni successivi la situazione pare calmarsi. A poco a poco omicidi, spari, sequestri, bombe, attentati sembrano cessare. Merito dell’azione di contrasto dello stato e della progressiva presa di coscienza da parte degli italiani, ma anche di un cambiamento di strategia da parte dell’illegalità. La mafia indossa giacca e cravatta e con la veste rispettabile di un businessman si infiltra nei centri di potere di politica e affari, estendendo i suoi metodi di controllo a tutto il territorio nazionale. Gli anni dell’emergenza sembrano lontani, anche se ogni tanto si scoprono casi eclatanti di corruzione. Ma se il rischio non si vede non vuol dire che non esista.
Nella foto in copertina: Maxiprocesso di Palermo, Aula Bunker. Fonte: Wikimedia Commons



