4. La Valle d’Aosta negli anni ‘70-'80
4. La Valle d’Aosta negli anni ‘70-’80
Gli anni ‘70
Gli anni ‘60 e ‘70 sono caratterizzati da un vero e proprio “boom” edilizio. Molti valdostani trovano casa e si arricchiscono vendendo i terreni edificabili, ma il paesaggio viene sacrificato alla costruzione di strade, parcheggi e infrastrutture, soprattutto nei territori turistici (Valdigne, Val d’Ayas e Cogne). Numerosi lavoratori giungono da fuori Valle.
Pila è al centro di grandi interessi. Il paese, infatti, si presta alla costruzione di un vasto comprensorio sciistico e richiederebbe un adeguato piano regolatore. Il progetto previsto non viene però realizzato e al suo posto viene edificato il Résidence Pila Ciel Bleu con oltre 480 appartamenti. Le indagini del pretore Giovanni Selis mettono in luce gli interessi privati dell’assessore Bruno Milanesio.
All’inizio del dicembre 1973 Selis sequestra 48 cantieri edili a Morgex per la violazione di normative riguardanti le necessarie infrastrutture e fa arrestare l’imprenditore edile Emilio Gandelli. In seguito a questo episodio, la Regione approva una legge regionale per la riappropriazione delle competenze in materia di urbanistica.
In questi anni si registra anche la controversia sul Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il Parco è infatti area protetta e per edificare al suo interno è necessaria l’autorizzazione dell’Ente. Nei primi anni ‘70 vengono iniziati – e successivamente abbandonati – i lavori di costruzione della strada da Pont di Valsavarenche al colle del Nivolet. Il pretore Giovanni Selis interviene contro l’operatore Enel, che ha installato delle linee elettriche non autorizzate, e contro un albergatore per la costruzione di un parcheggio abusivo. È grazie alle sentenze di Selis che vengono definitivamente stabiliti i limiti del PNGP.
Bosses prima dell’espansione urbanistica
Bosses dopo l’espansione urbanistica
Gli anni ‘80
Nel 1981 viene approvata una legge in base alla quale i 9/10 dei tributi riscossi dallo Stato restano in Valle d’Aosta. Unita alla riforma costituzionale del 1948, che l’aveva resa una Regione a Statuto Speciale, questa legge dona alla Valle un’enorme ricchezza, che viene investita in agricoltura, comunicazioni e turismo e porta ricadute molto positive sul benessere degli abitanti. Tuttavia il denaro circolante sul territorio genera anche appetiti poco leciti, concessione di privilegi e sprechi, come ad esempio la nascita di una pletora assurda di società pubbliche.
È un decennio di crisi per il modello di sviluppo industriale iniziato in Valle d’Aosta ai primi del ‘900. Grazie alle risorse minerarie, la produzione di energia idroelettrica e il trasporto merci sulla rete ferroviaria Chivasso-Aosta, erano nate numerose imprese. Negli anni ’80 le 5 grandi fabbriche (Cogne ad Aosta, Ilssa Viola a Pont-Saint-Martin, La Soie Montefibre a Châtillon, Brambilla Filatura e Guinzio-Rossi a Verrès) diminuiscono notevolmente i loro dipendenti e arrivano persino a chiudere. Anche le produzioni più piccole vengono colpite dalla crisi. Le industrie valdostane subiscono la concorrenza via via crescente del mercato europeo, l’importazione a basso prezzo delle materie prime, l’utilizzo del petrolio come fonte energetica primaria e infine la creazione di una rete stradale internazionale che fa emergere i limiti della rete ferroviaria valdostana.
La Regione Valle d’Aosta investe per promuovere le attività industriali, ad esempio con la legge regionale n.16 del 1982, che fonda la Finanziaria Regionale Valle d’Aosta (FinAosta Spa), senza tuttavia riuscire ad aggiornare adeguatamente il suo modello industriale.
È il settore turistico a essere in rapida crescita negli anni Ottanta: aumentano i pernottamenti in alberghi e hotel, così come quelli nelle seconde case. Accanto all’ampliamento delle strutture alberghiere prende piede un’intensa attività di ristrutturazione e manutenzione degli impianti sciistici. All’inizio del decennio successivo si contano 189 impianti a fune, 107 sciovie e 57 seggiovie, e nascono le “Funivie di Champoluc” (1985) e le “Funivie Val Veny” (1986).
Per quanto riguarda il sistema della viabilità, dal 1980 il tunnel del Monte Bianco subisce forti perdite a causa dell’apertura del tunnel del Frejus che collega Italia (Bardonecchia) e Francia (Modane), più ampio, moderno e con maggiori collegamenti rispetto a quello del Monte Bianco. Si cerca di contrastare la concorrenza prolungando l’autostrada del Monte Bianco con la costruzione di una tratta che collega Sarre e Courmayeur, che, nonostante vari contrasti, viene finalmente ultimata nel 2003.

