6. Vita di Giovanni Selis
6. Vita di Giovanni Selis
Un inizio “normale”
È una storia quasi dimenticata quella del “pretore d’assalto” Giovanni Selis, così chiamato per la sua indole decisa e per la sua grande determinazione. Selis nasce il 10 dicembre 1937 a Trieste. È sposato con Sara Polimeni e da lei ha un figlio, Luigi.
Trasferitosi in Valle d’Aosta, tra gli anni ’70 e ’80 Giovanni Selis svolge indagini decisive in ambiti fondamentali come il Casinò di Saint-Vincent o il settore edilizio, colpendo l’abusivismo e interessi economici che vedono coinvolte importanti figure politiche e criminali appartenenti alla ‘ndrangheta calabrese, da tempo operanti in Valle. Non a caso, presto cercano di metterlo a tacere.
BOOM! L’auto salta in aria
Selis è il primo magistrato italiano vittima di un’autobomba. Il 13 dicembre 1982, alle 8,30 del mattino, via Monte Vodice ad Aosta è scossa da un fortissimo boato: non appena Selis sale in auto, scoppia una bomba nella sua Fiat 500. Fortunatamente il pretore rimane illeso perché gli attentatori avevano caricato una quantità eccessiva di tritolo e la sua piccola auto finisce per squarciarsi in due sbalzando in avanti Selis.
Un mitra al citofono
Gli attentatori non si arrendono. Qualche giorno dopo, uno sconosciuto citofona a Selis chiedendogli di scendere. Ma l’ascensore risulta bloccato e Selis, insospettito, si barrica in casa e avverte la polizia. A questo punto gli attentatori fuggono. Sembra probabile che avessero intenzione di ucciderlo con un colpo di pistola non appena avesse sceso le scale.
In seguito all’attentato, nell’estate del 1983, il Consiglio Superiore della Magistratura decide di trasferire Selis a Roma presso il Ministero di Grazia e Giustizia e gli attribuisce una scorta. A Roma Selis si dedica a interrogare diversi pentiti, anche di mafia. Ma tre anni dopo, nel 1986, il pretore decide di ritornare in Valle d’Aosta per «terminare ciò che ha iniziato» – come dice alla moglie Sara – benché poco prima del rientro avesse ricevuto una telefonata anonima, nella quale viene minacciato perché «questa volta non avrebbero sbagliato».
La solitudine e il silenzio
Selis ritorna ad Aosta nel 1986, ma viene lasciato solo. Gli viene revocata la scorta e i colleghi si mostrano diffidenti. Questa solitudine e la frustrazione per gli impedimenti che riscontra nel suo lavoro gli causano una profonda depressione: la mattina del 9 maggio 1987 Giovanni Selis viene trovato impiccato nella sua abitazione di Senin, nel comune di Saint-Christophe. Un apparente suicidio su cui tuttavia aleggiano molti dubbi.
Le planimetrie con i rilievi della polizia scientifica subito dopo l’attentato al pretore nel dicembre 1982 (clicca per leggere)
Articolo tratto dal settimanale Corriere della Valle del 14.5.1987 con la cronaca del suicidio e dei funerali del pretore (clicca per leggere)

